La storia

Qui, nell’isola dei sardi, ogni andare è un ritornare” (Carlo Levi)

L’Asinara, l’Alcatraz italiana. Sottratta per oltre un secolo al contesto territoriale, l’antica Sinuaria è un po’ come una lingua che nessuno ha parlato più per tanto tempo. Una lingua morta che improvvisamente tornasse a vivere e a essere adoperata. Come si dice? Con le lingue bisogna impratichirsi, utilizzarle secondo le regole. Per questo un luogo che ancora – dopo oltre un decennio di istituzione del parco nazionale – è percepito come difficile, ha solo bisogno di essere “usato”, secondo appunto le regole. Perché l’equilibrio di luoghi come l’Asinara è sempre delicatissimo, al limite della precarietà. E per questo libri e film: se l’idea di fondo de Le isole del cinema è quella di provare a esercitare sul cinema un pensiero, produrre visioni – o recuperarne di perdute – che possano tracciare un orizzonte nell’asfittica cultura italiana contemporanea, l’idea di percorrere l’isola con un libro in mano per andare a vedere un film è forse fra quelle più giuste per vivere quei luoghi in punta di piedi, in modo discreto e rispettoso.
Un tempo luogo da cui era impossibile fuggire, l’isola appare oggi, paradossalmente e soprattutto per i sardi, un luogo nel quale è difficile andare. Pensieri e parole contribuisce a modificare questa percezione di inaccessibilità. Il pubblico che fa la fila per l’imbarco, lungo quel tratto di mare che un tempo preludeva a un lungo non-ritorno, che passeggia lungo i sentieri del parco, che siede a sera di fronte allo schermo cinematografico e dibatte di storie e personaggi con sceneggiatori, critici, registi e scrittori, ha accolto quell’idea. E partecipa con passione anche al gioco di costituire sull’isola una biblioteca ideale portando con sé un libro da donare, il proprio libro, sul quale scrivere in breve le ragioni della propria scelta. Come se fosse una dedica, con lo spirito di rispondere alla domanda “che libro porteresti su un’isola deserta”?
Perché l’Asinara è natura, flora, fauna, paesaggio. Ma anche memoria: il supercarcere, i grandi boss, i terroristi, il 41-bis. Non è possibile percorrere l’isola senza sentire presenti le storie umane di cui sono testimoni muti i corridoi, le celle, i muri, i parlatori: memorie di patimenti da una parte e dall’altra delle inferriate. Anche per questo motivo il festival presenta nella sezione Nuovo carcere paradiso pellicole che appartengono al genere del prison movie, e ha ospitato diversi dibattiti sui temi della giustizia, della detenzione e dei diritti. Segnando tra l’altro l’isola come luogo della migliore memoria nazionale con la posa di una targa nella casa che ospitò Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e le rispettive famiglie durante l’estate del 1985. Quando Carlo Levi scrisse quella frase che abbiamo scelto come epigrafe del festival, si riferiva al fatto di rinvenire anche in Sardegna una compresenza del vecchio e del nuovo, dell’antico e del contemporaneo, che faceva di ogni viaggio nell’isola un ripercorrere la propria memoria. L’omaggio a Levi vuole anche essere un ringraziamento e un augurio agli ospiti e agli amici che hanno condiviso e condivideranno con noi giornate, parole e pensieri.

Sante Maurizi