L’Asinara

La storia moderna dell’Asinara è particolarmente ricca e al contempo sconosciuta ai più. La grave epidemia di colera che dal 1884 flagellò Napoli e la Sicilia indusse il Governo italiano a istituire all’Asinara un lazzaretto a Cala Reale. La Legge n.3183 del 28 giugno 1885 autorizzava l’espropriazione dell’Asinara, con lo sgombero dell’isola anche con l’uso della forza (alcune decine di quelle famiglie si sarebbero trasferite sulla costa sarda più vicina, fondando Stintino) . L’Ospedale di Cala Reale costituisce una delle testimonianze di quella fase storica e di quelle dei decenni successivi: dalla tragica vicenda degli emigrati italiani del piroscafo Remo (1894) (che ha tragici collegamenti con l’attualità) alla “crisi umanitaria” degli oltre 23 mila prigionieri austro-ungarici deportati alla fine del 1915 (unico episodio in Sardegna legato alla Prima Guerra Mondiale), e fino alla deportazione nel 1937, dopo la guerra d’Etiopia, di diverse centinaia di etiopi (membri dell’elite del Paese, deportati dopo l’attentato contro il Viceré Rodolfo Graziani a Addis Abeba) fra i quali Romane Work, figlia ventottenne del Negus Ailè Selassiè, che perse il figlioletto per un’infezione contratta all’Asinara e che morì poi a Torino di tubercolosi.
Durante la Seconda Guerra Mondiale l’Asinara non fu coinvolta direttamente in azioni belliche, ma il 9 settembre 1943, al largo di punta Scorno, i tedeschi affondarono la corazzata Roma durante il primo esempio di attacco aereo con missili teleguidati aria-superficie della storia militare: persero la vita 1352 persone, e solo 622 dei nostri marinai sopravvissero. A metà degli anni ’70 l’innalzarsi del livello di pericolo del terrorismo, dell’”industria dei sequestri” sarda e delle mafie fecero recludere all’Asinara, tra gli altri, terroristi (gli esecutori del rapimento di Aldo Moro, Renato Curcio, Alberto Franceschini, Roberto Ognibene, Giuliano Narìa) e mafiosi (Leoluca Bagarella, Raffaele Cutolo).
L’Asinara diventa così l’«Alcatraz italiana»: solo un detenuto in tutta la storia del carcere, il bandito Matteo Boe nel 1986, riesce a fuggire.
L’isola diventa anche nell’immaginario popolare il luogo più sicuro d’Italia. Al punto che nell’agosto 1985 Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, con le rispettive famiglie, vi vengono improvvisamente trasferiti da una Palermo in cui non è possibile garantire la loro sicurezza. È sull’isola che scriveranno l’ordinanza-sentenza del maxiprocesso che costituirà il primo successo dello Stato contro Cosa Nostra. Rappresenta una tragica coincidenza che il principale mandante delle stragi del 1992, Totò Riina, sia stato rinchiuso in regime di 41-bis nella cosiddetta “discoteca” – il bunker sempre illuminato a poca distanza dalla casa che ospitò i due giudici – dal 1995 fino alla definitiva chiusura del carcere del 1997. Da allora l’isola è Parco Nazionale.

Dal sito del Parco Nazionale dell’Asinara

Solo la storia più recente, documentata o trasmessa a voce, fa conoscere le vicissitudini umane ed ambientali di quest’isola e le sue storie, grandi e piccole. Della storia dell’ultimo secolo si hanno poche informazioni documentate, per la maggior parte filtrate dall’inaccessibilità carceraria. Più indietro nel tempo esistono documenti d’archivio e ricostruzioni di qualche studioso, ma non esiste una analisi storica completa delle vicende dell’isola. E’ per questo che la Soprintendenza Archeologica di Sassari ha in atto una campagna archeologica e storica che consentirà, per la prima volta, con documenti d’archivio e con ricerche sul campo terrestre e marino, di riscrivere la Storia di quest’isola del Mediterraneo.

L’alone di fascino e di mistero ha comunque sempre accompagnato l’Asinara lungo il trascorrere dei secoli; ed è proprio secondo la leggenda che nel 2280 a.C. Ercole accettò dai Sardi di diventare il loro Re e di dare nome alle località dedicate al suo culto. Così la piccola isola diventò Herculis Insula.

L’isola è sempre stata molto frequentata per la sua posizione baricentrica nel mare Mediterraneo; la conoscevano i fenici, nelle loro navigazioni commerciali, i greci, che la usavano come approdo lungo le rotte per la Provenza, e anche i romani, nelle loro sfortunate avventure marinaresche. Nel Medioevo vi giunsero per primi i monaci camaldolesi, che si dedicarono alle costruzioni religiose e anche alla coltivazione dei terreni. Nel frattempo, nelle riparate baie dell’isola avevano fissato la propria dimora temporanea pirati e corsari. Col tempo arrivarono sull’isola i pastori sardi e i pescatori liguri, che la colonizzarono sino alla fine del 1800. Però, i 500 abitanti che si erano faticosamente ambientati furono improvvisamente costretti a fare le valigie nel 1885, dalla legge firmata da Re Umberto che prevedeva l’esproprio dell’isola per la creazione di una colonia penale agricola e di una stazione sanitaria di quarantena. Durante la Prima guerra mondiale, l’isola fu utilizzata come campo di concentramento per migliaia di prigionieri serbi e austro-ungarici. Nei recenti anni ’80, la colonia penale fu trasformata in carcere di massima sicurezza e, dal 1997, in Parco Nazionale.

Le incursioni islamiche, barbariche e piratesche prima, il campo di concentramento, la stazione sanitaria e il carcere poi, hanno ostacolato per secoli i vari tentativi di valorizzazione e colonizzazione di quest’angolo di Sardegna e l’invasore di turno ha sempre cercato invano di sfruttarne le eccezionali caratteristiche di riparo e di approdo ma anche di isolamento dal mondo. Ora spetta al Parco l’importante compito di renderla disponibile a tutti e di proteggerla da eventuali nuove minacce.

altre notizie su storia, natura, biodiversità